Harry
In fondo al suo salotto, Harry guardava il suo televisore. Seduto sulla poltrona di cuoio nero. Nel salotto c?erano solo la poltrona e il televisore. Il televisore era spento.
Muri bianchi e parquet di legno, un grande salotto, una poltrona e un televisore. Spento. Harry si alzò lentamente dopo aver meticolosamente sistemato il telecomando sul bordo del bracciolo e facendolo combaciare perfettamente sull?angolo. Si alzò con stanca energia piegando leggermente le labbra verso il basso in segno di grande soddisfazione.
A passi lenti ma inesorabili entrò in bagno. Dopo aver spostato un cumulo di biancheria sporca dall?asse del gabinetto pisciò centrando precisamente la pozzetta d?acqua del water. Prelevò un kleenex dal pacchetto aperto appoggiato sul bidet e si asciugò la goccina rimasta sull?uccello. La carta igienica era finita. Da mesi. Dietro di lui la vasca da bagno era sormontata per l?intera lunghezza da una lunga asse di spesso truciolato, sulla quale era appoggiato uno schermo di computer, la plastica ingiallita dal tempo.
Suonò il campanello.
Harry alzò, anzi, spostò impercettibilmente verso l?alto il sopracciglio destro. Andò in camera. Pareti, pavimento e soffitto dipinti interamente di grigio antracite. Unico mobile, nel centro esatto, l?immenso letto barocco in noce con baldacchino. Estrasse la valigetta da sotto il letto. Tra tutti i coltelli ordinatamente riposti nelle apposite scansie scelse quello con la lama blu. Blu come la notte estiva che circondava la sua casa. Blu come la porta che stava per aprire.
Gli occhi della ragazza che portava la pizza si chiusero per una frazione di secondo a difendersi dall?improvviso contrasto tra il buio del pianerottolo e la luce della stanza. Quando li riaprì, ancora vagamente abbagliati, le apparve una figura magra ma atletica, vestita di nero, e un viso bianco, lungo, incorniciato da una fluente chioma nera, stagliati contro la luce della lampadina al fosforo che pendeva nuda dal soffitto. La figura e il viso di Harry. Harry sorrideva. Ma le labbra sollevate appena, solo sul lato destro, scoprivano gli incisivi superiori e un canino trasformando il sorriso in un ghigno.
- Sono 10 euro -
I capelli della ragazza erano lunghi di un nero lucido, quasi blu, con scriminatura nel mezzo. Quando gli porse la scatola della pizza socchiuse le sue labbra carnose dipinte di rosso mattone in una specie di sorriso, mostrando i denti molto bianchi e leggermente distanziati. Il seno abbondante era appena celato da una maglia di pizzo nera con le maniche trasparenti che lasciava però abbondantemente scoperto l?ombelico e il piercing. Un paio di informi pantaloni militari non riuscivano a nasconderle del tutto le gambe lunghe e tornite. Era molto truccata, con un fard scuro, a simulare abbronzatura. In un altro momento Harry l?avrebbe definita una lupa da banco. O, forse, anche in quel momento.
Con un movimento sorprendentemente rapido, Harry estrasse il coltello che aveva infilato nella cintura dietro la schiena, e lo brandì con il braccio teso davanti a sé, a lama verticale. Guardava la ragazza dritta negli occhi, senza nessuna espressione.
Gli occhi sbarrati della ragazza riflettevano la luce della lampdina al fosforo e la poltrona solitaria più dietro. Una perla di sudore che si era formata sul sopracciglio sinistro le scese di qualche millimetro solcando impercettibilmente il trucco. Poi si fermò immobile a un angolo dell?occhio. Immobile come lei.
Harry con la mano sinistra aprì con calma il coperchio della scatola della pizza ancora portagli dalle braccia pietrificate della ragazza.
La mano destra che reggeva il coltello si abbassò velocemente.
Incise due rapidi tagli sulla pizza formando una fetta perfetta. Harry ripose il coltello dietro la schiena, prese la fetta, e se la mangiò annuendo soddisfatto.


