Harry

18 Ottobre 2003 1 commento

In fondo al suo salotto, Harry guardava il suo televisore. Seduto sulla poltrona di cuoio nero. Nel salotto c?erano solo la poltrona e il televisore. Il televisore era spento.
Muri bianchi e parquet di legno, un grande salotto, una poltrona e un televisore. Spento. Harry si alzò lentamente dopo aver meticolosamente sistemato il telecomando sul bordo del bracciolo e facendolo combaciare perfettamente sull?angolo. Si alzò con stanca energia piegando leggermente le labbra verso il basso in segno di grande soddisfazione.
A passi lenti ma inesorabili entrò in bagno. Dopo aver spostato un cumulo di biancheria sporca dall?asse del gabinetto pisciò centrando precisamente la pozzetta d?acqua del water. Prelevò un kleenex dal pacchetto aperto appoggiato sul bidet e si asciugò la goccina rimasta sull?uccello. La carta igienica era finita. Da mesi. Dietro di lui la vasca da bagno era sormontata per l?intera lunghezza da una lunga asse di spesso truciolato, sulla quale era appoggiato uno schermo di computer, la plastica ingiallita dal tempo.
Suonò il campanello.
Harry alzò, anzi, spostò impercettibilmente verso l?alto il sopracciglio destro. Andò in camera. Pareti, pavimento e soffitto dipinti interamente di grigio antracite. Unico mobile, nel centro esatto, l?immenso letto barocco in noce con baldacchino. Estrasse la valigetta da sotto il letto. Tra tutti i coltelli ordinatamente riposti nelle apposite scansie scelse quello con la lama blu. Blu come la notte estiva che circondava la sua casa. Blu come la porta che stava per aprire.
Gli occhi della ragazza che portava la pizza si chiusero per una frazione di secondo a difendersi dall?improvviso contrasto tra il buio del pianerottolo e la luce della stanza. Quando li riaprì, ancora vagamente abbagliati, le apparve una figura magra ma atletica, vestita di nero, e un viso bianco, lungo, incorniciato da una fluente chioma nera, stagliati contro la luce della lampadina al fosforo che pendeva nuda dal soffitto. La figura e il viso di Harry. Harry sorrideva. Ma le labbra sollevate appena, solo sul lato destro, scoprivano gli incisivi superiori e un canino trasformando il sorriso in un ghigno.
- Sono 10 euro -
I capelli della ragazza erano lunghi di un nero lucido, quasi blu, con scriminatura nel mezzo. Quando gli porse la scatola della pizza socchiuse le sue labbra carnose dipinte di rosso mattone in una specie di sorriso, mostrando i denti molto bianchi e leggermente distanziati. Il seno abbondante era appena celato da una maglia di pizzo nera con le maniche trasparenti che lasciava però abbondantemente scoperto l?ombelico e il piercing. Un paio di informi pantaloni militari non riuscivano a nasconderle del tutto le gambe lunghe e tornite. Era molto truccata, con un fard scuro, a simulare abbronzatura. In un altro momento Harry l?avrebbe definita una lupa da banco. O, forse, anche in quel momento.
Con un movimento sorprendentemente rapido, Harry estrasse il coltello che aveva infilato nella cintura dietro la schiena, e lo brandì con il braccio teso davanti a sé, a lama verticale. Guardava la ragazza dritta negli occhi, senza nessuna espressione.
Gli occhi sbarrati della ragazza riflettevano la luce della lampdina al fosforo e la poltrona solitaria più dietro. Una perla di sudore che si era formata sul sopracciglio sinistro le scese di qualche millimetro solcando impercettibilmente il trucco. Poi si fermò immobile a un angolo dell?occhio. Immobile come lei.
Harry con la mano sinistra aprì con calma il coperchio della scatola della pizza ancora portagli dalle braccia pietrificate della ragazza.
La mano destra che reggeva il coltello si abbassò velocemente.
Incise due rapidi tagli sulla pizza formando una fetta perfetta. Harry ripose il coltello dietro la schiena, prese la fetta, e se la mangiò annuendo soddisfatto.

Ricordo del Trottoir

15 Ottobre 2003 Commenti chiusi

Il Trottoir è bello soprattutto al Lunedì. Non perché ci succeda qualcosa di particolare, anzi, il Lunedì è proprio l?unico giorno in cui non c?è niente, niente band, chitarristi, poeti ecc? Ci sono solo i veri frequentatori, quelli che non riescono a concepire una sera lontano dal bancone e dalle birre del Trottoir. Gente che sta meglio lì che a casa propria, anzi, che a casa propria non ha proprio nessuna intenzione di starci. Ci sono sempre, tutti i santi giorni che Dio manda in terra, ma gli altri giorni non li vedi. Sono sommersi dalla folla bibente, chiacchierante, cantante, amoreggiante e spintonante. Invece al Lunedì, scremati tutti gli avventori occasionali, tac, come zombie nella nebbia li vedi lì con gli occhi lucidi dietro le loro pinte, i loro gin tonic e i loro Negroni, ondeggianti, al banco o ai tavolini.
Mitchum, da che mondo è mondo, se ne sta con Porthos sul lato corto del bancone appoggiato al muro. E? identico sputato a Robert Mitchum, anche come età; il suo fratellino ubriacone, insomma.
Poi c?è Athos. Porthos e Athos, a dispetto dei soprannomi, raramente fanno comunella. Porthos sta con Mitchum e Athos con il suo Negroni. Athos è stato anche intervistato da Italia1, una volta; diceva che si sparava 25-30 Negroni al giorno?e se lo vedi non fai fatica a crederci.
I due vecchi bohemiens (marito e moglie? Amanti? Fratelli? Boh, non si è mai saputo) si acquattano sul tavolino vicino al micro palco. Si vede che sono intenditori: da lì si dominano l?ingresso, l?angolo del bancone e il suo lato lungo. Se non fossero sempre schifosamente bevuti, lei con il turcco sfatto da vecchia bagascia, lui tutto unticcio, bavoso e spiegazzato, sarebbero anche teneri. E un po? lo sono, via. Loro probabilmente vengono al Trottoir dall?ottocento. Poi non può mancare il grande scrittore con la sua corte dei miracoli. Lui è uno famoso che ha scritto libri di successo, ma dal Trottoir di Corso Garibaldi non si stacca nemmeno se lo prendi a picconate. Una volta l?ha anche citato in un suo giallo! E? la punta di diamante degli abituali, l?esponente di spicco? almeno fino al quinto cuba libre? La sua corte dei miracoli è svariata e variopinta e comprende vecchi e giovani artisti breriani, amici di passaggio e qualche buona topina scollacciata che ha soprattutto il pregio di sollevare la qualità media del locale. Dietro il banco ci sono le uniche due donne che potrebbero vivere lì dentro: Gloria e Dani, integrate nei vari periodi dell?anno da fior di tronchetti di gallina, che, purtroppo, sono avventizie e non si fermano mai abbastanza per conoscerle bene. Gloria è una forza della natura che ride sempre calorosamente, strepita e balla dovunque con le sue lunghe gambe e il suo bel culo. Dani, più tranquilla, è una di quelle che te lo fanno rizzare solo a guardarti. Non che sia una bellezza. Se la guardi bene non ha niente di particolarmente attraente. Ma nell?insieme, è?, come dire? torbida, maliziosa, intrigante? e poi ha due tette così.

A.C.M.E.

11 Ottobre 2003 Commenti chiusi


Nel momento del bisogno

Fine

11 Ottobre 2003 Commenti chiusi

- Fottiti, schifoso bastardo -
- Non vedo come potrei, come faccio da solo? -
- ?ffanculo, sei un bastardo
- Falso, falso! Mia madre e mio padre mi hanno concepito in perfetta simbiosi ed ho caratteristiche sia fisiche che caratteriali comuni ad entrambi; e un sacco di gente pronta a testimoniarlo.
- Smettila, porco giuda, non ce la faccio più, sei una merda SEI UNO STRONZO, TI AMMAZZO
- ?Ti ammazzo? mi pare una reazione eccessiva, un tantino sopra le righe? pensa solo alle conseguenze penali, alla polizia, gli interrogatori, dovrai riconoscere il mio cadavere, decidere se dichiararti colpevole o no; se negherai, ancora peggio: dovrai aver pensato prima a nascondere le prove, crearti un alibi, nascondere il corpo, non potrai raccontarlo a nessuno? no, non credo che ammazzarmi risolverebbe i tuoi problemi? vieni qui.. dai non piangere? ecco? così? piccola? non è successo niente? vedi?? ti piacciono le mie carezze?? non pensare? sì, così? sfogati, piangi sulla mia spalla? io sono sempre qui? ti voglio bene, ti ho sempre amata e ti amerò sempre? ecco così, un bacino? non potrei vivere senza i tuoi baci? i tuoi baci sono miele, sei così sexy? nesuno al mondo è sexy come te? baciami ancora ti prego? ah così? ti amo, ti amo?
- ?anch?io ti amo? oh Ricky?

Così è come avrebbe voluto che fosse andata. Invece andò così.
- Fottiti, schifoso bastardo
- ?
- ?ffanculo, sei un bastardo!
- Ma, no dai, non la prendere così, è stato un errore, un inciampo, può capitare?
- Smettila, porco giuda, non ce la faccio più, sei una merda SEI UNO STRONZO, TI AMMAZZO
- Scusami, dai, scusami, non lo farò mai più. È stato solo un momento, senza importanza, tu sei importante, NON TE NE ANDARE, NON TE NE ANDARE, MADDALENA SCUSAMI, TI PREGO SCUSAMI!!!
- Mi hai deluso, Riccardo (era la prima volta che lo chiamava con il suo vero nome), sai cosa sei? Un povero adulto non cresciuto, un aborto di persona, due risate, due parole ben messe, quest?aria da artista sofferto? fuffa, tutta fuffa, fumo negli occhi? dentro di te non c?è altro che una serie infinita di parole vuote, di atteggiamenti, di intenzioni, niente di reale, di concreto, tutto finto, tutto incompleto, un?opera astratta fine a sé stessa? Dio, che cretina, che idiota, mi sono fatta incantare da un pigmeo, da un essere insifignificante, un mezzo uomo? che rabbia, CHE RABBIA. MA CHI CAZZO SEI RICCARDO ODASIO?! Mi fai pena, che schifo, porco giuda? crepa?

Se ne uscì dalla casa sbattendo la porta. La stampa appesa sopra lo stipite si staccò e cadde per terra spargendo pezzi di vetro sul pavimento di marmo. Li raccolse religiosamente e tentò meccanicamente di ricomporli come fossero pezzi di lei che rimessi insieme avrebbero potuto riportargliela lì davanti bella come prima, innamorata come prima, Maddalena come prima. D?un tratto si scosse, aprì la porta e si precipitò alla balaustra del pianerottolo. Sentiva il ticchettio frenetico dei suoi tacchi in fondo alle scale:
- MADDALEEENAAAAAA
Udì il portone sbattere. Con violenza. Definitivamente.

Charles

10 Ottobre 2003 1 commento

Lo so che è tardi da far schifo. Però son qui e me l?ha attizzato ben bene. La troietta. Cosa devo fare?!
Prima, al Radetzky, era lì di fianco a me con il fidanzato di fronte, e un gruppetto di amici. Non la conoscevo neanche e lei che fa la smorfiosetta. Dopo neanche un?oretta che ci parliamo è già mano sotto il tavolo, la mia e la sua, incrocio di dita frenetico, sensuale, che in questi casi è quasi meglio di una scopata. Ovviamente a ?sto punto mi azzardo sulla sua coscia e ci sta. Ci sta, oh se ci sta. C?ha l?autoreggente e continua a starnazzare con i suoi amici; beh anch?io, cazzo, mica che mi scopra quello stronzo cornuto del suo fidanzato. C?ho il cuba che mi ronza a mille nella testa, ma sono lucido e sicuro come un caterpillar. Comunque è in gamba la tipa. Ride e scherza come niente fosse. Intreccia la sua gamba con la mia. Ha queste labbra carnose e il naso leggermente arcuato, ma aggraziato e poi ?sti capelli folti e neri, neri come la pece, e la pelle come se fosse abbronzata. Una sgnocca di categora. Non ci sto dentro, cazzo. Ordino un altro cuba, con Havana 7. I ragazzi sono lì di fianco e secondo me non si sono accorti di niente. Forse però Marco e Ale sì. Loro la sanno lunga e gli basta lo sguardo per capire. Infatti mi guardano e se la ridono, i bastardi. Intanto io ritorno con la mano sul ginocchio, non vorrei che mi vedesse il cornutazzo. Sento che gli altri del suo gruppetto se ne vogliono andare. Faccio riemergere lo scandaglio di profondità e lo uso per scrivere il mio numero di cellulare sulla tovaglietta di carta. Mi ri-immergo e le passo il cartoccio. Lei si gira e salutando ad alta voce tutto il mio gruppo si alza e poi mi sussurra di lato: ?se riesco ti chiamo dopo?. Capito? Cosa deve fare un povero cristo? Aspetta, cazzo. Aspetta la cazzo di telefonata, no?! Problema è se e quando chiama. Riesco a tirare al Radetzky fino all?una e mezza poi quel marcione di Enzo ci caccia fuori. Sto un po? lì fuori con i ragazzi sotto la statua a sparar cazzate. Alle due però schiodano tutti. Allora vado da Sergio, che stranamente è ancora aperto. Dentro c?è anche Daniele, che ha già chiuso il bar. Oh Madonna. Con ?sti due insieme finisce che se la topona non mi chiama facciamo l?alba.
Suona il cellulare.
- Ciao sono Elena.
- Ehi.
- Forse mi schiodo, ma non sono sicura ti chiamo tra dieci minuti.
- Ok. Ti aspetto.
Faccio l?occhiolino a Sergio e mi prendo un Oban. Daniele il solito Gin Tonic. Sergio si fuma il mezzo toscano in un angolo della bocca. Daniele sta raccontando che apre un altro locale, lì in via Vigevano, grande! Ma stavolta è un ristorante e lui è solo socio, continuerà a gestirsi in diretta il Kitchen & Bar. Meno male. Fuori sul marciapiede di fronte ci son due che se le stanno dando. Guardiamo un attimo dalla vetrata come se fosse un film già visto. Se le danno piano, da ubriachi. Sergio ci ride su. In realtà non ce ne frega un cazzo a nessuno. Ri-suona il cellulare.
- Ehi
- Scusa, ma non c?è verso, non riesco a schiodarmi, è troppo un casino. Mi dispiace. Ci sentiamo?
- Non so se ce la faccio a resistere stanotte senza vederti. Dai, non c?è modo?
- Non posso, non posso proprio? cazzo ? ?Cazzo? lo dice a bassissima voce tra i denti e con un mezzo sospiro. Si vede lontano un miglio che è incazzata con quel pirla mezza sega del suo fidanzato e vorrebbe continuare a strusciarsi con me!
- Ok. Vorrà dire che andrò a casa e giocherò col mio corpo. Farò finta che sei tu.
- Ho voglia di toccarti
- Lo farò io per te?
- Anch?io per te?
- Ok? allora, ciao? ? Mi vien fuori una voce rotta dai cuba e dalle sigarette. L?effetto però è niente male.
Guardo Sergio e Daniele e gli faccio il segno del pollice verso. Loro c?hanno gli sguardi come dire ?va bè, mica andrai a casa??, il tipico sgurado di Charles di merda. Infatti prendo un altro Oban. E Sergio attacca con la Vodka. Apre una bottiglia nuova e prende la pallina che c?è sotto il tappo. Finisce che giochiamo a biglie sul bancone scommettendo 500 lire a botta a chi riesce a far fare alla biglia il giro del bancone. Due trentenni e un quarantenne. Finisce che facciamo le quattro e mezza, come degli stronzi. Charles ha vinto ancora.